Insindacabili
Che le amministrative non siano una passeggiata di salute per il centrodestra lo sappiamo almeno dal 1993. Così come è noto e arcinoto che l’elettorato liberal-conservatore si mobilita volentieri quando è richiesto un voto d’opinione, e che il magnete di questo slancio è Silvio Berlusconi (lo è sempre meno, invero, e questo lo sa lui per primo). La storia più o meno recente delle sfide elettorali italiane ci dice che, nelle battaglie per Palazzo Chigi, il berlusconismo è stato sempre impetuoso al punto tale da vincere con squilli di fanfara ovvero, in caso contrario, negare al contendente una vittoria rotonda e durevole (ne sa qualcosa Romano Prodi).
18 AGO 20

Che le amministrative non siano una passeggiata di salute per il centrodestra lo sappiamo almeno dal 1993. Così come è noto e arcinoto che l’elettorato liberal-conservatore si mobilita volentieri quando è richiesto un voto d’opinione, e che il magnete di questo slancio è Silvio Berlusconi (lo è sempre meno, invero, e questo lo sa lui per primo). La storia più o meno recente delle sfide elettorali italiane ci dice che, nelle battaglie per Palazzo Chigi, il berlusconismo è stato sempre impetuoso al punto tale da vincere con squilli di fanfara ovvero, in caso contrario, negare al contendente una vittoria rotonda e durevole (ne sa qualcosa Romano Prodi).
Nell’arco temporale in esame, tuttavia, tranne pochi e roboanti casi legati alle consultazioni europee e regionali (quando la Lega era viva e attraente), tranne qualche municipalità di peso conquistata sulla scia di una più grande affermazione (la Roma di Gianni Alemanno, cinque anni fa), il centrodestra ha sempre zoppicato malamente, incontrando brutte figure e vicoli ciechi negli enti locali. Non c’è una lezione morale in tutto ciò (certa moralina professorale la lasciamo ai freddi miracolati dall’astensione come Ignazio Marino), ma dietro la statistica s’indovina il malanno.
Anche quando proclama la supremazia della ditta sul suo condottiero, la sinistra riesce a produrre leader (o quasi) ben covati nella periferia del potere (da Bersani a Renzi, passando per Chiamparino e altri); la destra, anche quando osa declamare l’obsolescenza del centralismo carismatico berlusconiano, non seleziona dirigenti o li dimentica per strada (vedi Letizia Moratti e Gabriele Albertini). Per dirla chiara come in un tuìt: il risultato del candidato di Scajola a Imperia non era prevedibile, è giusto.
Anche quando proclama la supremazia della ditta sul suo condottiero, la sinistra riesce a produrre leader (o quasi) ben covati nella periferia del potere (da Bersani a Renzi, passando per Chiamparino e altri); la destra, anche quando osa declamare l’obsolescenza del centralismo carismatico berlusconiano, non seleziona dirigenti o li dimentica per strada (vedi Letizia Moratti e Gabriele Albertini). Per dirla chiara come in un tuìt: il risultato del candidato di Scajola a Imperia non era prevedibile, è giusto.